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Vae, inquit, puto deus fio
Ohibò! mi sa che sto diventando un dio
(Svetonio Divus Vespasianus XXIII.15).
Iam victi vicimus
Già sconfitti, vinciamo! (Plauto - Casina).
Non omnis moriar
Non morirò interamente. (Orazio, Odi, III, 30, 6).
Un po’ di difficoltà a fare le scelte giuste, spesso c’è.
C’è dentro di me, e vive con latenza, si insinua nei pensieri e li corrode.
Ci vuol poco però a spazzare via le nuvole e ridare il sereno. Come un soffio lungo e deciso, quasi un sentimento impalpabile, quasi un sentire deciso ma selvaggio, un inconsistente desiderio fatto di certezze, fatto di convinzioni precise, fatto di mattoni saldi, legati tra loro. C’è quasi un qualcosa che mi corrode dentro, che si insinua lentamente, come un sottile desiderio: vivere, vivere lentamente, assaporare le cose, gustarsi il silenzio del vociare delle persone che ti sono vicino, sentire il calore acceso e rosso del respiro sul collo, agguantare quasi con avidità il bacio rosa del mattino, per rivedere il risveglio fatto di offuscati sogni arancio, sorseggiare un buon bicchiere di vino in silenzio davanti alla tua vita.
Un po’ di difficoltà a fare le scelte giuste… ci vuole coraggio, fatto di concretezza, fatto di due occhi che ti guardano ogni giorno, che ti tengono sveglio perchè ci sei affogato dentro, fatti di sogni, fatti di grinta. Ci vuole coraggio, non arrendersi mai di fronte a nulla, trovare concreti stimoli per lasciare che sia la noia ad affogare. Ci vuole coraggio, quello da vendere, quello che sa di impertinenza, di sfacciataggine, quello genuino che hai a 8 anni, dove nulla ti può fermare.
Un po’ di difficoltà ci vuole: ci fa sentire vivi. E scegliere è difficile, quasi impossibile.
Ma è bello farlo.
E l’ho fatto.
E svegliarsi con un sospiro accanto, con due occhi che ti guardano, sentire il silenzio fatto di rumori, bere un bicchiere di vino, graffiare il cielo con l’impertinenza di un bambino… è geniale!
discorso di fine anno del NEVIUZ
Difficile dare un senso a quest’anno appena trascorso.
Troppe cose, troppi avvenimenti, troppe discussioni, tutto troppo…
Un anno pienissimo d’avvenimenti: sarebbe difficile ricordarli tutti, poiché in ogni istante, in ogni momento di questo 2006 si sono verificati fatti degni di nota, degni di esser ricordati, nel bene e nel male. Vita che passa e che fa male, vita che scorre, vita che si fa valere, vita degna di esser vissuta, vita degna di esser conquistata e lottata, vita che trascorre lenta e senza senso, vita che ti costringe ad esser duro e volgare, oppure semplicemente, che ti obbliga a fare scelte impopolari, vita che diventa aspra, secca, invadente, che ti strappa la vita per la morte…
Vita per ognuno di noi, vissuta come qualcosa di assolutamente inconcepibile, di assolutamente misteriosa, piena di stranezze, d’eventi inconcepibili…
Prendi un buon cd, tipo l’ultimo dei pj: è uscito quest’anno…
Prendi un desiderio: campioni del mondo… quest’anno siamo NOI
Prendi una voglia: noi del toro in A e le merde in B… quest’anno ci siamo!!!
Prendi la morte: c’è, eccome, e vive dentro di me ogni momento (ciao mamma, ti voglio bene)
Prendi un istante di gloria allo stadio, quando puoi urlare che siamo noi i vincitori: torino-mantova, e c’ero, cazzo se c’ero…
Prendi un due di picche, di quelli che ti lasciano il segno, di quelli che ti colpiscono e ti stordiscono… c’è stato pure quello.
Prendi l’amore, quello grande che ti fa stare bene in ogni momento: è accanto a me, ora, divino e succulento…
Prendi le vacanze, e prendi l’aereo per andarci… e ci sono stato (formentera, eccellente!)
Prendi un sogno: la moto… e c’è pure quello…
Prendi un incubo: cadere con la moto… c’è stato pure quello…
Prendi il lavoro: sogna la promozione… e c’è stata pure quella, piccola e inutile, ma c’è stata…
Prendi gli amici: e scopri un tesoro gigante come i suoi
Prendi le persone, quelle che ogni giorno per anche solo un istante, mi hanno regalato un sorriso… e ringrazio Vania,
Ci sono alcuni episodi che tuttavia ti lasciano una ferita gigante, ti segnano e fanno apparire una ruga in più sul volto… difficile dimenticare il sorriso di mia mamma, difficile dimenticare quello che mi ha donato: la vita. Qualcuno non ha mai capito bene cosa significa “esser fortunato perché hai i genitori accanto”: è oltre ogni umana possibilità capirne il senso, comprenderne il significato. Sono stato troppo fortunato ad avere una mamma e un papà che mi hanno donato tutto il loro amore: vorrei semplicemente dire GRAZIE a loro: il mio enorme rimpianto è quello di non poterglielo dire in faccia, magari stringendoli forte, magari dandogli un buffetto, fargli uno scherzo, raccontargli semplicemente una storia o un episodio. Questa è la fortuna di cui parlo e non c’è vittimismo: amo la vita troppo per lasciarmela scappare e avrò altri modi per urlare al cielo quel “GRAZIE” che non ho fatto in tempo a dirgli.
Che altro aggiungere? Ora vorrei chiudere gli occhi, svegliarmi a 65 anni, con Stefania accanto, stappare una buona bottiglia di vino (va bene un amarone? O meglio un passito?), sorseggiarlo e guardare il cielo, sulle rive del fiume - dove nebbia sono e nebbia scomparirò - svanire lentamente con lei e per lei svanire dolcemente nei suoi occhi, scoprire che mi sono meritato questa vita che qualcuno mi ha donato e urlare nel mio cuore quel GRAZIE che mi è rimasto soffocato in gola.
Vorrei un 2007 tranquillo, fatto di dolcezza. Non chiedo altro. Non voglio altro. Dolcezza e tranquillità. E un bacio dalla persona che ami.
AD METALLA
alle miniere
Dagli atrii muscosi, dai fori cadenti,
Dai boschi, dall'arse fucine stridenti,
Dai solchi bagnati di servo sudor,
Un volgo disperso repente si desta;
Intende l'orecchio, solleva la testa
Percosso da novo crescente romor.
Dai guardi dubbiosi, dai pavidi volti,
Qual raggio di sole da nuvoli folti,
Traluce de' padri la fiera virtù:
Ne' guardi, ne' volti, confuso ed incerto
Si mesce e discorda lo spregio sofferto
Col misero orgoglio d'un tempo che fu.
S'aduna voglioso, si sperde tremante,
Per torti sentieri, con passo vagante,
Fra tema e desire, s'avanza e ristà;
E adocchia e rimira scorata e confusa
De' crudi signori la turba diffusa,
Che fugge dai brandi, che sosta non ha.
Ansanti li vede, quai trepide fere,
Irsuti per tema le fulve criniere,
Le note latebre del covo cercar;
E quivi, deposta l'usata minaccia,
Le donne superbe, con pallida faccia,
I figli pensosi pensose guatar.
E sopra i fuggenti, con avido brando,
Quai cani disciolti, correndo, frugando,
Da ritta, da manca, guerrieri venir:
Li vede, e rapito d'ignoto contento,
Con l'agile speme precorre l'evento,
E sogna la fine del duro servir.
Udite! Quei forti che tengono il campo,
Che ai vostri tiranni precludon lo scampo,
Son giunti da lunge, per aspri sentier:
Sospeser le gioie dei prandi festosi,
Assursero in fretta dai blandi riposi,
Chiamati repente da squillo guerrier.
Lasciar nelle sale del tetto natio
Le donne accorate, tornanti all'addio,
A preghi e consigli che il pianto troncò:
Han carca la fronte de' pesti cimieri,
Han poste le selle sui bruni corsieri,
Volaron sul ponte che cupo sonò.
A torme, di terra passarono in terra,
Cantando giulive canzoni di guerra,
Ma i dolci castelli pensando nel cor:
Per valli petrose, per balzi dirotti,
Vegliaron nell'arme le gelide notti,
Membrando i fidati colloqui d'amor.
Gli oscuri perigli di stanze incresciose,
Per greppi senz'orma le corse affannose,
Il rigido impero, le fami durâr;
Si vider le lance calate sui petti,
A canto agli scudi, rasente agli elmetti,
Udiron le frecce fischiando volar.
E il premio sperato, promesso a quei forti,
Sarebbe, o delusi, rivolger le sorti,
D'un volgo straniero por fine al dolor?
Tornate alle vostre superbe ruine,
All'opere imbelli dell'arse officine,
Ai solchi bagnati di servo sudor.
Il forte si mesce col vinto nemico,
Col novo signore rimane l'antico;
L'un popolo e l'altro sul collo vi sta.
Dividono i servi, dividon gli armenti;
Si posano insieme sui campi cruenti
D'un volgo disperso che nome non ha.
adelchi